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Forme nel tempo: appunti per un altro barocco

Marco Rosario Nobile

Diciamo subito che i livelli con cui si Possono affrontare interpretazioni sulle fotografie di questa mostro di Joaquin Bérchez sono molteplici. Per i confini imposti dal mestiere che svolgo, mi limiterò a elencarne e inter­secarne due. Il primo, quasi immediato, è legato alla dimensione di forme, oggetti dissociati dal contesto, dettagli architettonici dove la reale misura e la percesio­ne della scala sono affidate alla trama dei materiali. La rigidità della pietro contrasta con la vitalità di forme organiche di scoperta sensualità. Linsieme descrive un repertorio alieno di fauna fantastica. Curve, onde, spirali si accostano come in un quadro o in una poesia surrealista. La potensa evocativa è tale da lasciare apparentemente ai margini altri ragionamenti. Che tutto questo sia barocco, Manzi un altro barocco, potrebbe apparire quasi trascurcibile, se non ci trovassimo davanti alle riprese di uno dei maggiori e piu attenti studiosi dell’architettura iberica tra XVI e XVIII secolo.

La storia che Bérchez aspira a delineare ha un caratte­re antiteleologico; à I’architettura de los heresiarcas che coinvolge buona parte del Mediterraneo e dell’America Latina, che distrattamente a stata definita dialettale e che invece ha spessori insospettabili, che erroneamente qualcuno continua ad assegnare all’improvvisazione e chef invece ha auto la sua solida teoria e i suoi agguerriti difensori. E’ un’orchitettura che usa il codice classi­cista aspirando pero a descrivere tutto quanto Vitruvio e i suoi piu stretti adepti non saranno mai capaci di raccontare: le molte storie, le razze, it mondo nella sua complessità, vitalita, caducità; i riti e i miti che nessuna avanguardia riesce a soffocore. In termini molto cittuali si potrebbe quasi parlare di tensioni no global; un’ana­logia semplificatonia chef comunque ha la prerogativa di spiegare perché tanti storici oggi si stiano concentrando su tematiche simili: dal tardogotico al barocco.

Joaquin Bérchez é del tutto consapevole di come la ripresa fotografica (la preselezione dell’oggetto, l’inqua-draturo, il taglio…) finisca per incidere durevolmente nelle costruzioni storiografiche e sarebbe ingenuo non sospettare che dietro queste foto ci sia una solida tesi. Come nell’enciclopedico e frammentario Mnemosyne di Aby Warburg: I’assoluto a nel particolare e gli insiemi dei singoli dettagli nisultano passibili di disgregazione e di nuove inedite ricomposizioni. Questo non è il gioco dove semplicemente vince chi ha più immagini, ma chi le sa ordinore, porre in sequensa in modo da sorprende­re o indicare oltre strade da percorrere.

In tale modo si piuò dare un senso alle voci escluse dalla storiografia tradisionale, si può intuirne (molto più che con la parola scritta) la ricchezza, la pluralità, la coeren­sa e quella capacità di contaminazione con le traditioni o le culture esterne, che mi pare un tratto distintivo. Un altro barocco che svela un’altra Europa, dimenticata ma prodigiosamente fertile, più che mai necessaria oggi.

[Marco Rosario Nobile, “Forme nel tempo: appunti per un altro barocco”, Otro Barroco, Università degli Studi di Palermo, Palermo, 2005]